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	<title>Appunti di storia</title>
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		<title>Il diritto di voto nel Regno d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 09:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Lippolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[1860 - 1914]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1861 si compiva formalmente l&#8217;unità d&#8217;Italia. Restavano fuori dal  processo di unificazione il Veneto e il Friuli unite al Regno solo nel 1866, lo Stato Pontificio annesso nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia, e alcune terre irridenti. Dal punto di vista politico, persisteva in Parlamento la divisione tra la corrente vicina a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1861 si compiva formalmente l&#8217;unità d&#8217;Italia. Restavano fuori dal  processo di unificazione il Veneto e il Friuli unite al Regno solo nel 1866, lo Stato Pontificio annesso nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia, e alcune terre irridenti.</p>
<p>Dal punto di vista politico, persisteva in Parlamento la divisione tra la corrente vicina a quella che era stata la politica e l&#8217;ottica di Cavour, e quindi moderata, e una componente democratica che aveva come modello di riferimento le idee garibaldine e la cultura mazziniana.</p>
<p>Queste due realtà, identificate in seguito come Destra e Sinistra storica, erano tuttavia molto lontane dall&#8217;essere chiaramente delineate e in realtà aggregavano consensi ed esponenti molto eterogenei tra di loro.</p>
<p>Di fatto, avevano diritto al voto poche persone, ma <span id="more-205"></span>vediamo più nel dettaglio le leggi elettorali in vigore nei primi anni dello stato unitario:</p>
<p><strong>1848</strong>: la legge elettorale emanata da Carlo Alberto per il Regno di Sardegna e modificata in modo marginale nel 1859, garantiva il diritto di voto esclusivamente agli uomini con più di 25 anni d’età, che sapessero leggere e scrivere e che pagassero 40 lire di imposta diretta. Al voto erano ammessi, anche non pagando l&#8217;imposta stabilita, i cittadini che rientravano in determinate categorie: magistrati, professori, ufficiali. Nel 1871, in Italia, su una popolazione di 25 milioni, gli elettori iscritti erano 530 mila, cioè l’1,98%. Erano esclusi dal voto nelle campagne tutti i giornalieri e quasi tutti i piccoli proprietari, mezzadri e fittavoli, e nelle città tutti gli operai, quasi tutti gli artigiani e lo strato inferiore delle classi intellettuali.</p>
<p><strong>1882</strong>: La sinistra salita al potere nel 1876 estese il diritto di voto ai cittadini che avessero compiuto 21 anni o che avessero superato con buon esito i primi due anni della scuola elementare. Alle elezioni del 1886 gli elettori per censo furono 618.666 (25, 56% sul totale degli aventi diritto al voto) mentre gli elettori per capacità furono 1.801.661 (74,44%). Il corpo elettorale arrivò al 9,8%, ma dato il dislivello di analfabetismo tra Nord e Sud, nel 1890 gli elettori erano 10,4% della popolazione dell’Italia settentrionale, l’8,2 dell’Italia centrale, il 7,7 dell’Italia meridionale e il 7,6 delle isole. Rimasero escluse nel nord e nel centro Italia vaste zone della popolazione artigiana, operaia e rurale, ancora analfabete, e nell’Italia meridionale la quasi totalità dell’artigianato, dei piccoli coltivatori e del proletariato rurale. Crebbe l’influenza politica delle città, meglio provviste di scuole elementari in confronto a quella delle campagne. Crebbe il peso del Nord alfabeta rispetto al Sud analfabeta.</p>
<p><strong>1894</strong>: i tumulti dei giornalieri siciliani e il diffondersi del movimento socialista nell’Italia settentrionale e centrale sollevarono un’andata di panico nelle classi benestanti. Una nuova legge elettorale ordinò una “epurazione straordinaria” delle liste elettorali. Il numero degli elettori scese a 2.160.000: il 6,89% della popolazione.</p>
<p><strong>1912:</strong> fu introdotto il suffragio universale maschile. L&#8217;elettorato attivo fu esteso a tutti i cittadini maschi di età superiore ai 30 anni senza alcun requisito di censo né di istruzione, restando ferme per i maggiorenni di età inferiore ai 30 anni le condizioni di censo o di prestazione del servizio militare o il possesso di titoli di studio già richiesti in precedenza. Il corpo elettorale costituiva il 23,2% della popolazione. Questa legge rimase in vigore solo per una legislatura e fu sostituita nel 1919, in un contesto profondamente mutato e provato dalla prima guerra mondiale.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Testi di riferimento:</span></strong></p>
<h4>Pier Luigi Ballini, Maurizio Ridolfi (a cura di), <em>Storia delle campagne elettorali in Italia</em>, Milano, Mondadori, 2002.<br />
Giampiero Carocci, <em>Destra e Sinistra nella storia d&#8217;Italia</em>, Bari, Laterza, 2002.<br />
Sabbatucci Giovanni, Vidotto Vittorio (a cura di), <em>Storia d&#8217;Italia</em>, vol. III, Bari, Laterza, 1997</h4>


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		<title>Le scuole primarie in Italia e le loro manchevolezze</title>
		<link>http://www.appuntidistoria.org/2011/02/23/le-scuole-primarie-in-italia-e-le-loro-manchevolezze/</link>
		<comments>http://www.appuntidistoria.org/2011/02/23/le-scuole-primarie-in-italia-e-le-loro-manchevolezze/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 09:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Lippolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[1860 - 1914]]></category>
		<category><![CDATA[Bendetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[CROCE, ministro dell’istruzione pubblica. L’onorevole Matteotti domanda al ministro dell’istruzione se egli conosca i mali che affliggono la scuola elementare italiana: la pletora degli alunni in molte scuole, la scarsezza in molte altre, le poche ore di effettivo insegnamento, le frequenti assenze dei maestri, le numerose supplenze, la deficienza di edifici scolastici e, insomma, lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROCE, <em>ministro dell’istruzione pubblica</em>.</p>
<blockquote><p>L’onorevole Matteotti domanda al ministro dell’istruzione se egli conosca i mali che affliggono la scuola elementare italiana: la pletora degli alunni in molte scuole, la scarsezza in molte altre, le poche ore di effettivo insegnamento, le frequenti assenze dei maestri, le numerose supplenze, la deficienza di edifici scolastici e, insomma, lo spreco e la miseria a braccialetto, che sono caratteristiche di tanta parte della nostra vita.</p>
<p>Volentieri ora m’intratterrei in particolare con l’onorevole Garosi, circa quel ch’egli ha detto del carattere apolitico che deve serbare la scuola, circa i programmi d’insegnamento, l’insegnamento religioso, quello della storia e via; ma entreremo in discorsi che aggraverebbero la traccia che mi è stata data di filosofo, di teorico, di uomo non pratico; e perciò me ne astengo. Io dovevo semplicemente dire ciò che ho potuto fare e ciò che ho preparato<span id="more-192"></span> in questi pochi mesi.</p>
<p>Creda pure l’onorevole Matteotti che io non ho dovuto aspettare di diventare ministro dell’istruzione per conoscere queste cose. Le conoscevo già in qualità di semplice cittadino. Le conoscevo e me ne accoravo profondamente: a segno che talora, quando nelle conversazioni, cominciavo ad udire riferimenti in proposito, stornavo il discorso per insofferenza delle sterili lamentele; e quando, altre volte, mi è accaduto di visitare qualche scuola elementare, fiorente sotto la guida di bravi insegnanti, quella è stata per me una buona giornata.</p>
<p>L’onorevole Matteotti minaccia una levata in tutta Italia di padri di famiglia per costringere il Governo a fornire scuole ai loro figliuoli così come hanno fatto alcune categorie di dipendenti dello Stato pei loro interessi economici. Voglia il Cielo, on. Matteotti, che giunga quel giorno! che si accenda quella salutare bramosia, e si levi quell’urgente e violenta richiesta! Quel giorno la scuola sarà a un tratto risanata: perchè ciò che ad essa manca o difetta è appunto l’interessamento, la vigilanza e la coperazione dei cittadini. Quel giorno, si vedrà che, coi soli mezzi che lo Stato mette a disposizione della scuola elementare, si potrà compiere gran parte del lavoro necessario; e gli altri mezzi che si aggiungeranno, saranno, allora, impiegati bene.</p>
<p>Ma, forse, non sono stato esatto nel dire che l’onorevole Matteotti non ha neppure lui speranza che questo accade, e domanda a me, se ho bene inteso, di “suggerire” ai genitori degli alunni quei provvedimenti di costrizione e di violenza. E qui, senza voler rimandare da Erode a Pilato, sono costretto a dirgli che tale ufficio non tocca a me, ma appunto all’on. Mattotti e ai suoi amici, così bravi organizzatori ed agitatori. Non so se chi sta al Governo abbia sempre cagione di gioire per questa parte della loro opera; ma so di sicuro che, se egli e i suoi amici agitassero e organizzassero i padri di famiglia a vantaggio della scuola, renderebbero al Geverno, e, meglio ancora, alla Patria nostra, un segnanatissimo servigio. Si provino: il compito è alto e degno. Ed è difficile. Assai più facile è agitare e organizzare dipendenti di scuole normali, che chiedono istituzioni di scuole in luoghi dove non ce n’è bisogno, o dove bisognoci sarebbe, ma gli alunni non le frequentano o vi si affacciano il primo giorno dell’anno scolastico e poi le disertano.</p>
<p>A me pare insomma che l’on. Zanzi, l’on. Matteotti e l’on. Garosi, avrebbero dovuto, piuttosto che porre innanzi agli occhi del Governo un quadro che il Governo ben conosce e che tutti conoscono, domandare semplicemente ai ministri dell’istruzione e del tesoro cosa abbiano fatto o iniziato a pro delle scuole elementari in questi primi mesi di ministero. Questo era il loro diritto, questo è utile. Che cosa abbiano fatto o iniziato; ma non già se abbiamo compiuto o abbiamo il proposito di compiere miracoli e di sanare a un tratto la scuola elementare italiana. Questo non è tra i possibili.</p>
<p>Quello che io ho fatto, non è molto, ma basta certamente a provare che non me ne sono stato inerte. Promisi alla Camera nel luglio scorso, prima delle vacanze, di presentare un disegno di legge sull’obbligo dell’istruzione, d’accordo con i ministri interessati; e questo disegno è pronto e sarà presto sottomesso alla discussione del Parlamento. In tale disegno, si estende l’obbligo dell’istruzione dal 12° al 14° anno di età, in relazione alle nuove norme internazionali sul lavoro; si determina in modo meno pretenzioso il contenuto dell’istruzione elementare obbligatoria: si dividono nettamente le prime quattro classi, comuni a tutti, e le classi ulteriori, ordinate in modo da servire soltanto ai fanciulli delle classi lavoratrici. E altre riforme vi si propongono, compresi provvedimenti e sanzioni per rendere effettiva l’osservanza dell’obbligo scolastico. Provvedimenti e sanzioni che, dichiaro subito, non potranno mai essere appieno efficaci senza la collaborazione delle famiglie. Su questo punto insisto, perché sarebbe, in questa materia, ciarlatanesco lasciar sperar tutto dalle costrizione e dalle sanzioni penali. Intanto, in attesa della nuova legge, ho dato, con circolare dell’agosto scorso, norme pratiche per l’adempimento dell’obbligo scolastico, e a tal fine ho disposto, fra l’altro, che non solo gli orari scolastici, ma anche il corso normale delle lezioni sia determinato, specialmente nei piccoli centri rurali, in relazione ai bisogni economici della maggioranza delle famiglie, ed evitare che i fanciulli s’iscrivano e poi abbandonino la scuola nei periodi in cui i lavori agricoli ricercano la loro opera.</p>
<p>Nel tempo stesso, in previsione appunto della maggior frequenza, oltre che in base a dati diligentemente raccolti e accertati degli anni precedenti, ho ottenuto dal collega del tesoro che concedesse i fondi per l’apertura e il mantenimento di duemila scuole per il corrente anno. Queste duemila scuole, le quali importano per questo anno una spesa di nove milioni e mezzo di lire e di altri dodici milioni e mezzo per gli anni successivi, fanno parte di un programma di graduale assestamento dell’istruzione elementare, al quale il collega Meda ha dato in massima il suo assenso, e la cui concreta attuazione sarà disciplinata con norme legislative, e cioè con altro disegno di legge, che anch’esso sarà tra giorni presentato alla Camera. Il fine principale di questo disegno di legge è di diminuire il numero massimo di alunni per ciascun insegnante, determinando,per altro, nel tempo stesso anche il numero minimo necessario per l’apertura e il mantenimento di una scuola di ruolo, e provvedendo con scuole fuori di ruolo alla popolazione sparsa. Si cerca altresì di assicurare con esso il più utile impiego degli insegnanti mercè opportuni abbinamenti e aggruppamenti di classi, peri quali si lascia la debita libertà all’iniziativa dei maestri e dei direttori didattici.</p>
<p>Quanto ai direttori didattici, di cui un decreto-legge Berenini stabiliva il numero in duemila, numero da raggiungere gradualmente, una Commissione ha già pronto l’elenco degli idonei a tale ufficio tra gli insegnati che finora lo tennero solo per incarico. Per i rimanenti, si è indetto l’esame di abilitazione, sospeso durante la guerra, e ne sono state già esaminate le prove scritte. Per quest’anno si è provveduto affidando le direzioni didattiche per supplenza ai direttori di sedi vicine e incaricando temporaneamente delle direzioni i maestri anziani e meritevoli. Anche ai posti di provveditore, ragioniere e segretario, si sta per provvedere col bandire concorsi sospesi durante la guerra. La sistemazione degli avventizi negli uffici scolastici provinciali è oggetto di disegno di legge anch’esso pronto e al quale il ministro del tesoro ha assentito.</p>
<p>Il problema, che è stato sempre gravissimo, dell’edilizia scolastica si è fatto ora quasi disperato per l’enorme accrescimento del costo del materiale costruttivo e della mano d’opera. Tutti i fondi assegnati all’uopo sono da lungo tempo esauriti, e non solo quelli dipendenti dalla Legge del 1911, ma anche gli altri concessi per far fronte alla disoccupazione. Un disegno di legge in proposito fu inviato dal mio predecessore, on. Torre, al ministro del tesoro per il necessario assenso, ed io non ho mancato di sollecitarne l’esame. Ma, intanto, poiché assai spesso, anche in grossi comuni, mancano aule capaci, non dico di sessanta alunni, ma anche di trenta o di venticinque, è evidente che non è possibile istituire per venticinque alunni due posti d’insegnanti, senza sottrarli ai comuni, dove il numero dei maestri è ben più scarso e insufficiente; e per conseguenza, in siffatti e numerosissimi casi, l’espediente dell’orario alternato è una dolorosa necessità, alla quale nondimeno mi studio di apportare qualche rimedio col secondo dei disegni di legge accennati.</p>
<p>All’on. D’Alessio, all’on. Calò e all’on. Mastino assicuro che la ripartizione tra le varie provincie delle scuole nuovamente istituite è stata fatta tenendo soprattutto conto della popolazione di ciascuna (detratti i comuni così detti autonomi), e della percentuale degli analfabeti. E però alle provincie meridioni e insulari ne è stato assegnato un numero assai maggiore che non a quelle del Piemonte e della Lombardia. Senonché i due criteri enunciati non possono prendersi in modo assoluto. L’assestamento dell’istruzione elementare pubblica non può non essere graduale, oltreché per le ragioni già dette, anche per questo, che l’istruzione piuttosto che essere imposta come obbligo legale, deve essere sentita come un bisogno, e sarebbe contro coscienza istituire nuove scuole dove quelle esistenti non sono frequentate o sono frequentate assai scarsamente. Non si può per esempio, indulgere alla pretesa che siano istuite quarte, quinte e seste classi in frazioni spesso lontano meno di un chilometro dal centro dove tali classi ci sono e frequentate da così pochi alunni che ben potrebbero accogliere i pochissimi delle frazioni. Tanto meno le scuole possono istituirsi per assicurare uno stipendio ai diplomati delle scuole normali che non abbiano ancora trovato da occuparsi. L’interesse di questi deve convergere con bisogno e con la probabilità di un’effettiva istruzione da somministrare.</p>
<p>Ad ogni modo, con le norme e con le istruzioni date dagli uffici scolastici, si è raccomandato di accertare e documentare con dati precisi i bisogni; e non si è esclusa la possibilità di accrescere le fatte assegnazioni se il maggior bisogno fosse accertato e documentato. A tal fine, anzi, non tutte le duemila scuole sono state in un sol tratto distribuite, e si è tenuto come in riserva un certo numero di esse da distribuire in seguito.</p>
<p>Per l&#8217;istruzione degli alunni analfabeti, abolito l’ente che si era creato, e che non si è mostrato in grado di funzionare, sono riserbati i sei milioni (non sessanta come ha detto l’on. Zanzi) ad esso destinati per spenderli nel miglior modo che si potrà e che finora, dirò francamente, non si è trovato. Intanto, il Commissario della emigrazione, d’accordo con col Ministero dell’istruzione, aprirà per questo prossimo inverno scuole destinate unicamente agli emigranti analfabeti.</p>
<p>Questo non è tutto ciò che desidera l’on. D’Alessio; al quale sono ben disposto a consentire nella richiesta che egli fa di una maggiore specificazione della istruzione scolastica secondo le varie regioni d’Italia. Ecco, questo posso fin oggi comunicare alla Camera. Stiano sicuri gli onorevoli interpellanti e la Camera tutta che gli importanti e urgenti e spesso angosciosi problemi che essi hanno ancora una volta agitato, io sono di continuo pensoso e sollecito, e mi auguro non la buona volontà, che non mi manca, ma la capacità e la forza di risolverli in parte, ben inteso con l’aiuto della Camera. Stiano sicuri gli onorevoli interpellanti e la Camera tutta che gli importanti e urgenti e spesso angosciosi problemi che essi hanno ancora una volta agitato, io sono di continuo pensoso e sollecito, e mi auguro non la buona volontà, che non mi manca, ma la capacità e la forza di risolverli in parte, beninteso con l’aiuto della Camera. Il problema fondamentale è, come ha ora detto l’on. Garosi, finanziario; e perciò rientra in quello generale della economia e dell’amministrazione italiana. Solo dal progresso generale della nostra vita, solo dal suo risolevarsi dopo la grave crisi che ora sta attraversando, si può aspettare l’assetto definitivo e degno dell’istruzione elementare in Italia.</p></blockquote>
<p>Benedetto Croce, <em>Pagine sparse</em>, vol. II, Bari, Laterza, 1960</p>


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		<title>Tre sguardi su Giolitti</title>
		<link>http://www.appuntidistoria.org/2010/11/08/150/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 09:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Lippolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[1860 - 1914]]></category>
		<category><![CDATA[Bendetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Salvemini]]></category>
		<category><![CDATA[Gioacchino Volpe]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Giolitti]]></category>
		<category><![CDATA[Howto]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Giolitti fu il leader del periodo liberale che caratterizzò la politica del nostro paesa dal 1901 fino al 1914. Fu insieme un periodo fondamentale per la storia dell&#8217;Italia contemporanea, ma anche molto controverso. Le analisi storiografiche più rilevanti relative a questo periodo e a questo personaggio storico, sono essenzialmente 3, riconducibili ad altrettanti storici italiani: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giolitti fu il leader del periodo liberale che caratterizzò la politica del nostro paesa dal 1901 fino al 1914. Fu insieme un periodo fondamentale per la storia dell&#8217;Italia contemporanea, ma anche molto controverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Le analisi storiografiche più rilevanti relative a questo periodo e a questo personaggio storico, sono essenzialmente 3, riconducibili ad altrettanti storici italiani: Benedetto Croce, Gaetano Savemini, Gioacchino Volpe.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella presentazione che segue ho cercato di riassumere ciò ogni analisi storiografica in riferimento a alcuni dei problemi problemi che caratterizzarono il periodo giolittiano.</p>
<p><strong>1- <a href="http://www.giornaledifilosofia.net/public/scheda_fil.php?id=2">Benedetto Croce</a>:</strong></p>
<li>Governo liberale</li>
<li>Suffragio universale maschile</li>
<li>Occupazione della Libia</li>
<li>Monopoli di stato e riforma tributaria.</li>
<p><strong>2- <a href="http://www.attualita.it/Salvemini/Biografia-Gaetano-Salvemini.html">Gaetano Salvemini</a>:</strong></p>
<li>Brogli elettorali</li>
<li>Libertà di organizzazione e di sciopero</li>
<li>Protezionismo</li>
<li>Riforma tributaria.</li>
<p><strong>3- <a href="http://www.centrostudigvolpe.it/wp/?page_id=13">Gioacchino Volpe</a>:</strong></p>
<li>Brogli elettorali</li>
<li>Riforma tributaria</li>
<li>Critiche all&#8217;analisi storiografica di Croce</li>
<li>Critiche all&#8217;analisi storiografica di Salvemini.</li>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>4. Bibliografia</strong></p>
<div id="__ss_5234535" style="width: 425px;"><strong><a title="Tre sguardi su Giolitti" href="http://www.slideshare.net/simplygiulia/litalia-di-giolitti-5234535">Tre sguardi su Giolitti</a></strong><object id="__sse5234535" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=litaliadigiolitti-100919135244-phpapp01&amp;rel=0&amp;stripped_title=litalia-di-giolitti-5234535&amp;userName=simplygiulia" /><param name="name" value="__sse5234535" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse5234535" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=litaliadigiolitti-100919135244-phpapp01&amp;rel=0&amp;stripped_title=litalia-di-giolitti-5234535&amp;userName=simplygiulia" name="__sse5234535" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/simplygiulia">Giulia Lippolis</a>.</div>
</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>Howto: </strong></span>per inserire la presentazione su Giolitti nel blog ho utilizzato un servizio gratuito che si chiama <a href="http://www.slideshare.net/signup" target="_blank">Slideshare</a> (<a href="http://nilocram.altervista.org/spip/IMG/pdf/slideshare_it.pdf" target="_blank">guida all&#8217;utilizzo</a>). Dopo essermi registrata &#8211; utilizzando un nome, un indirizzo email e una password &#8211; ho potuto inserire sul mio profilo tutte le presentazioni che ho creato utilizzando <a href="http://it.openoffice.org/informazioni/prodotto/impress.html" target="_blank">Impress</a>, <a href="http://office.microsoft.com/it-it/powerpoint/?CTT=97" target="_blank">PowerPoint</a> o <a href="http://www.apple.com/it/iwork/keynote/" target="_blank">Keynote</a>.</p>


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		<title>Risposte dal 1993</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 14:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Lippolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[1800 - 1860]]></category>
		<category><![CDATA[1800 -1860]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Bevilacqua]]></category>
		<category><![CDATA[Regno delle due Sicilie]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;introduzione di Breve storia dell’Italia meridionale dall’Ottocento a oggi, P. Bevilacqua Il Mezzogiorno è dunque oggi, per lo meno sul piano del costume politico, dell’espressione dello spirito pubblico, quello che il sistema politico italiano ha voluto che fosse, o quanto meno ha finito col far diventare. Tutto questo non può essere dimenticato da chi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;introduzione di <em>Breve storia dell’Italia meridionale dall’Ottocento a oggi</em>, P. Bevilacqua</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il Mezzogiorno è dunque oggi, per lo meno sul piano del costume politico, dell’espressione dello spirito pubblico, quello che il sistema politico italiano ha voluto che fosse, o quanto meno ha finito col far diventare. Tutto questo non può essere dimenticato da chi non si accontenta di esemplificazioni e si accosta alla storia recente di queste regioni del paese con la volontà di esaminare e capire. Soprattutto non può essere dimenticato da chi oggi rivendica la diversità di ricchezza, di storia, di capacità dell’Italia del Nord. L’Italia meridionale è alle prese con problemi che conosciamo, anche <span id="more-143"></span>per effetto di un modello di sviluppo industriale che ha cumulato vantaggi relativi incomparabili nell’area economicamente più forte della penisola. Mentre l’emigrazione, fenomeno necessario e fisiologico di questo dopoguerra, ha poi finito col privare le regioni meridionai delle energie umane più intraprendenti e attive, delle sue intelligenze più creative, segnando alla fine un altro punto di svantaggio relativo per il Sud: perchè esso è venuto perdendo, per questa via, grandissima parte delle sue energie e delle sue figure intellettuali, quelle che oggi, disseminate in ogni angolo d’Italia, fanno parte -spesso in posizioni di grande responsabilità- della classe dirigente nazionale, operando nelle Università, negli ospedali, nei quadri della magistratura, nell’editoria, nei giornali, nella scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra la conoscenza scientifica dell’Italia meridionale, proposta oggi da un numero straordinariamente vasto di studi realizzati da storici, economisti, sociologi, antropologi, geografi, scienziati del territorio, e la rappresentazione che ne danno la stampa e la televisione esiste una distanza di qualità e di merito che negli ultimi tempi è apparsa sempre più incolmabile. Sicché anche il quadro interpretativo che si offre del Mezzogiorno contemporaneo può essere osservato per tanti versi come il risultato, quasi la derivazione culturale di un assetto del sistema politco nazionale: all’interno del quale l’immagine che si dà di una gran parte della penisola appare come sottratta a chi ha la legittimità scientifica e professionale per parlarne e viene tenuta per così dire in condizione di monopolio da frettolosi giornalisti dell’establishment, opinionisti che scrivono un libro in un mese -e che scambiano le chiacchiere con qualche conoscente per indagini sul campo-, annusatori di notizie, forbite penne che nella patria della retorica trovano sempre un mercato sicuro.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">


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		<title>Il crocifisso nelle scuole</title>
		<link>http://www.appuntidistoria.org/2010/09/20/il-crocifisso-nelle-scuole/</link>
		<comments>http://www.appuntidistoria.org/2010/09/20/il-crocifisso-nelle-scuole/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 06:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Lippolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[1923 - 1948]]></category>
		<category><![CDATA[Bendetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Chi?]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Salvemini]]></category>
		<category><![CDATA[Gioacchino Volpe]]></category>
		<category><![CDATA[1914 - 1923]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[(Dal Giornale d’Italia, 19 agosto 1925) Fa il giro della stampa l’affermazione di un giornale fascista, che “il senatore Croce, liberale, vorrebbe ritogliere il Crocifisso dalle scuole”. Vent’anni fa, in tempo di democratismo e di massoneria, io, nomino componente del Consiglio di vigilanza di una scuola popolare, feci prendere provvedimenti a carico di un nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(Dal Giornale d’Italia, 19 agosto 1925)</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Fa il giro della stampa l’affermazione di un giornale fascista, che “il senatore Croce, liberale, vorrebbe ritogliere il Crocifisso dalle scuole”.</p>
<p style="text-align: justify;">Vent’anni fa, in tempo di democratismo e di massoneria, io, nomino componente del Consiglio di vigilanza di una scuola popolare, feci prendere provvedimenti a carico di un nuovo direttore, che,come primo suo atto, si era permesso di rimuovere il Crocifisso <span id="more-116"></span>dalle sue aule scolastiche. E tutti quelli che conoscono quanto ho scritto in proposito, sanno che sono stato apertamente favorevole all’insegnamento religioso nelle scuole elementari, da dare agli alunni delle famiglie che ne facciano richiesta e da affidare a persone che siano sinceramente credenti. Cosa, del resto, naturale, perchè sento e osservo i doveri che cultura e gentilezza d’animo impongono verso l’altra religione dei nostri padri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che non mi è piaciuto, è lasciar correre o alimentare l’equivoco tra questo, che è l&#8217;atteggiamento liberale, e l’altro, che non so quale nome meriti, ma certo consiste nel trescare con i clericali.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a tale mia ripugnanza intendeva alludere il giornale fascista, ha detto il vero.</p>
<p style="text-align: justify;">Con molti saluti, ecc&#8230;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Benedetto Croce, <em>Pagine sparse</em>, vol. II, Bari, Laterza, 1960.</p>


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		<title>Muoio, se così deciderà il mio partito</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 10:53:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Lippolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[1948 - ...]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Chi?]]></category>
		<category><![CDATA[D.C.]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il documento che segue è incluso nel libro a cura di Miguel Gotor, &#8220;Lettere dalla prigionia&#8221;, che ha studiato e raccolto gran parte delle lettere scritte da Aldo Moro durante i giorni del suo sequestro. Il  documento che segue è stato recapitato il 28 aprile 1979, è scritto il giorno prima. Le frasi in grassetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.appuntidistoria.org/wp-content/uploads/Immagine-3.png"><img class="size-medium wp-image-37  aligncenter" title="Immagine 3" src="http://www.appuntidistoria.org/wp-content/uploads/Immagine-3-300x221.png" alt="" width="300" height="221" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il documento che segue è incluso nel libro a cura di Miguel Gotor, &#8220;Lettere dalla prigionia&#8221;, che ha studiato e raccolto gran parte delle lettere scritte da Aldo Moro durante i giorni del suo sequestro. Il  documento che segue è stato recapitato il 28 aprile 1979, è scritto il giorno prima. Le frasi in grassetto contengono modifiche rispetto alla versione successiva, caratterizzata da toni più cauti,  che non fu recapitata. Tra parentesi quadre sono inserite le integrazioni di lettera o parole omesse per evidenti sviste dello scrivente, tra le parentesi uncinate le parole scritte fra le righe o giunte dall&#8217;autore posteriormente fra due vocaboli e il simbolo / indica il cambio di foglio.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>82. Alla democrazia cristiana </em></p>
<p>Aldo  Moro</p>
<p style="text-align: center;">lettera al Partito della Democrazia Cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la lettera comparsa in risposta ad alcune ambigue, disorganiche, ma sostanzialmente negative posizioni della D.C. sul mio caso, non è accaduto niente. Non che ci fosse materia da discutere. Ce ne era tanta. Mancano invece al Partito, <strong>al suo segretario, ai suoi esponenti</strong> il coraggio <strong>civile</strong> di aprire un dibattito sul tema proposto che quello della mia vita delle condizioni per conseguire in un quadro equilibrato. <span id="more-18"></span>È vero: io sono prigioniero non sono in stato d&#8217;animo lie[to]. Ma non ho subito nessuna coercizione, non sono dro[ga]to, scrivo con il mio stile per brutto che sia, ho [l]a mia solita calligrafia. Ma sono, si dice, <span style="text-decoration: underline;">un altro</span> e non merito di essere preso sul serio. Allora ai miei argomenti neppur si risponde. E se io faccio l&#8217;onesta do/manda che si riunisca la direzione o altro organo costituzionale del partito, perché sono in gioco la vita di un uomo e la sorte della sua famiglia, si continua invece in <strong>degradanti </strong>conciliaboli, <strong>che significano paura del dibattito, paura della verità, paura di firmare col proprio nome una condanna a morte. E devo dire che mi ha profondamente rattristato  (non l&#8217;avrei creduto possibile) il fatto che alcuni amici da Mons. Zama, all&#8217;Avv. Veronese, a G.B. Scaglia ed altri, senza né conoscere  né immaginare la mia sofferenza, non disgiunta da lucidità e libertà di spirito,</strong> abbiano dubitato dell&#8217;autenticità di quello che andavo sostenendo, come se io scrivessi su dettatura delle Brigate Rosse.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché questo avvallo alla pretesa mia non autenticità? Ma tra le Brigate Rosse e me non c&#8217;è la minima comunanza di vedute. E non fa certo identità di vedute la / circostanza che io abbia sostenuto sin dall&#8217;inizio (e, come dimostrato, molti anni fa) che ritenevo accettabile, come avviene in guerra, uno scambio di prigionieri politici. E tanto più quando, non scambiando, taluno resta in grave sofferenza, ma vivo, l&#8217;altro viene ucciso. In concreto lo scambio giova <strong>(ed è un punto che umilmente mi permetto sottoporre al S. Padre)</strong> non solo a chi è dall&#8217;altra parte, ma anche a chi rischia l&#8217;uccisione, alla parte non combattente, in sostanza all&#8217;uomo comune come me. Da che cosa si può dedurre che lo Stato va in rovina, se, una volta tanto, un innocente sopravvivere e, a compenso, altra persona va, invece che in prigione, in esilio? Il discorso è tutto qui. Su questa posizione, che condanna a morte tutti prigionieri delle Brigate Rosse (ed è prevedibile ce ne siano) è arroccato il Governo, è arroccata caparbiamente la D.C., sono arroccati in generale i partiti con qualche riserva del Partito Socialista, <strong>riserva che è augurabile sia chiarita d&#8217;urgenza e positivamente, dato che non c&#8217;è tempo da perdere. In una situazione di questo genere, i socialisti potrebbero avere una funzione decisiva. Ma quando? Guai, Caro Craxi, se una tua iniziativa falliss&lt;e&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei ora tornare un momento indietro con questo ragionamento che fila come filavano i miei ragionamenti di un tempo. Bisogna pur dire questi ostinati immobilisti della D.C. che in moltissimi casi scambi sono stati fatti in passato, ovunque,  per salvaguardare ostaggi, per salvare vittime innocenti. Ma è tempo di aggiungere che, senza che almeno la D.C. loro ignorasse, anche le libertà (con l&#8217;espatrio) in un numero discreto di casi è stata concessa ai palestinesi, per pagare la grave minaccia di ritorsioni e rappresaglie capaci di arrecare danno rile/vante alla comunità. E, si noti, si trattava di minacce serie, temibili, ma non aventi il grado d&#8217;immanenza di quelle che oggi ci occupano. Ma allora il principio era stato accettato. <strong>La necessità di fare uno strappo alla regola della legalità formale (in cambio c&#8217;era l&#8217;esilio) era stata riconosciuta</strong>. Ci sono testimonianze ineccepibili, che permetterebbero di dire una parola chiarificatrice e sia ben chiaro che, provvedendo in che modo, come la necessità comportava, non s&#8217;intendeva certo mancare di riguardo ai paesi amici interessati, i quali infatti continuarono sempre nei loro amichevoli fiduciosi rapporti.<strong> Tutte queste cose dove da chi sono state dette in seno alla D.C.? È nella D.C. dove non si affrontano con coraggio i / problemi</strong>. E, nel caso che mi riguarda, è la mia condanna a morte, sostanzialmente avvallata dalla D.C., la quale arroccata sui suoi discutibili principi, nulla fa per evitare che un uomo, chiunque egli sia, ma poi un suo esponente di prestigio, un militante fedele, sia condotto a morte. Un uomo che aveva chiuso la sua carriera con la sincera rinuncia a presiedere il governo, ed è stato letteralmente strappato da Zaccagnini <strong>(e dei suoi amici tanto abilmente calcolatori)</strong> dal suo posto di pura riflessione di studio, per assumere l&#8217;equivoca veste di Presidente del Partito, per il quale non esisteva un adeguato ufficio nel contesto di Piazza del Gesù. Sono più volte che chiedo a Zaccagnini di collocarsi lui idealmente al posto ch&#8217;egli mi ha obbligato ad occupare. Ma egli si limita a dare assicurazioni al presidente del consiglio che tutto sarà fatto com&#8217;egli desidera. /</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È che dire dell&#8217;On.  Piccoli, il quale ha dichiarato, secondo quanto leggo da qualche parte, che se io mi trovassi al suo posto, (per così dire libero, comodo, a Piazza ad esempio, del Gesù), direi le cose che gli dice e non quelle che dico stando qui. Se la situazione non fosse (e mi limito nel dire) così difficile, così drammatica quale essa è, vorrei ben vedere che cosa direbbe al mio posto l&#8217;on. Piccoli. Per parte mia ho detto e documentato che le cose che dico oggi le ho dette in passato in condizioni del tutto oggettive</strong>. È possibile che non vi sia una riunione statuaria formale,  quale che ne sia l&#8217;esito? Possibile che non vi siano dei coraggiosi che la chiedono, come io la chiedo con piena lucidità di mente? Centinaia di Parlamentari volevano votare contro il Governo. Ed ora nessuno si pone il problema di / coscienza? E ciò con la comoda scusa che io sono un prigioniero. Si deprecano i lager, ma come si tratta, civilmente, un prigioniero, che ha solo un vincolo esterno, ma l&#8217;intelletto lucido? Chiedo a Craxi se questo è giusto. Chiedo nel partito, e tanti fedelissimi delle ore liete, se questo è ammissibile. <strong>Se altre riunioni formali non le si vuole fare,  ebbene io ho il potere di convocare per data conveniente e urgente il Consiglio Nazionale avendo per oggetto il tema circa i modi per rimuovere gli impedimenti del suo Presidente. Così stabilendo, delego a presiederlo l&#8217;On.  Riccardo Misasi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">È noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte. <strong>In tanti anni in tante vicende desideri sono caduti e lo spirito si è purificato. E, pur con le mie tante colpe, credo di aver vissuto con generosità nascoste delicate intenzioni. Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell&#8217;amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall&#8217;alto dei cieli. Proprio ieri ho letto la tenera lettera di amore di mia moglie, dei miei figli, dell&#8217;amatissimo nipotino, dell&#8217;altro che non vedrò. La pietà di chi mi recava la lettera ha escluso i contorni che dicevano la mia condanna se non avverrà il miracolo del ritorno della D.C. a se stessa e la sua assunzione di responsabilità. Ma questo bagno di sangue non andrà bene né per Zaccacnini, / né per Andreotti né per la D.C.  nè per il  Paese. Ciascuno porterà la sua responsabilità. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l&#8217;adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto.</strong></p>
</blockquote>
<p>L&#8217;immagine è presa da un archivio de &#8220;L&#8217;Unità&#8221;</p>


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