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Il diritto di voto nel Regno d’Italia

suffragio 1912

Nel 1861 si compiva formalmente l’unità d’Italia. Restavano fuori dal  processo di unificazione il Veneto e il Friuli unite al Regno solo nel 1866, lo Stato Pontificio annesso nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia, e alcune terre irridenti.

Dal punto di vista politico, persisteva in Parlamento la divisione tra la corrente vicina a quella che era stata la politica e l’ottica di Cavour, e quindi moderata, e una componente democratica che aveva come modello di riferimento le idee garibaldine e la cultura mazziniana.

Queste due realtà, identificate in seguito come Destra e Sinistra storica, erano tuttavia molto lontane dall’essere chiaramente delineate e in realtà aggregavano consensi ed esponenti molto eterogenei tra di loro.

Di fatto, avevano diritto al voto poche persone, ma vediamo più nel dettaglio le leggi elettorali in vigore nei primi anni dello stato unitario:

1848: la legge elettorale emanata da Carlo Alberto per il Regno di Sardegna e modificata in modo marginale nel 1859, garantiva il diritto di voto esclusivamente agli uomini con più di 25 anni d’età, che sapessero leggere e scrivere e che pagassero 40 lire di imposta diretta. Al voto erano ammessi, anche non pagando l’imposta stabilita, i cittadini che rientravano in determinate categorie: magistrati, professori, ufficiali. Nel 1871, in Italia, su una popolazione di 25 milioni, gli elettori iscritti erano 530 mila, cioè l’1,98%. Erano esclusi dal voto nelle campagne tutti i giornalieri e quasi tutti i piccoli proprietari, mezzadri e fittavoli, e nelle città tutti gli operai, quasi tutti gli artigiani e lo strato inferiore delle classi intellettuali.

1882: La sinistra salita al potere nel 1876 estese il diritto di voto ai cittadini che avessero compiuto 21 anni o che avessero superato con buon esito i primi due anni della scuola elementare. Alle elezioni del 1886 gli elettori per censo furono 618.666 (25, 56% sul totale degli aventi diritto al voto) mentre gli elettori per capacità furono 1.801.661 (74,44%). Il corpo elettorale arrivò al 9,8%, ma dato il dislivello di analfabetismo tra Nord e Sud, nel 1890 gli elettori erano 10,4% della popolazione dell’Italia settentrionale, l’8,2 dell’Italia centrale, il 7,7 dell’Italia meridionale e il 7,6 delle isole. Rimasero escluse nel nord e nel centro Italia vaste zone della popolazione artigiana, operaia e rurale, ancora analfabete, e nell’Italia meridionale la quasi totalità dell’artigianato, dei piccoli coltivatori e del proletariato rurale. Crebbe l’influenza politica delle città, meglio provviste di scuole elementari in confronto a quella delle campagne. Crebbe il peso del Nord alfabeta rispetto al Sud analfabeta.

1894: i tumulti dei giornalieri siciliani e il diffondersi del movimento socialista nell’Italia settentrionale e centrale sollevarono un’andata di panico nelle classi benestanti. Una nuova legge elettorale ordinò una “epurazione straordinaria” delle liste elettorali. Il numero degli elettori scese a 2.160.000: il 6,89% della popolazione.

1912: fu introdotto il suffragio universale maschile. L’elettorato attivo fu esteso a tutti i cittadini maschi di età superiore ai 30 anni senza alcun requisito di censo né di istruzione, restando ferme per i maggiorenni di età inferiore ai 30 anni le condizioni di censo o di prestazione del servizio militare o il possesso di titoli di studio già richiesti in precedenza.
Il corpo elettorale costituiva il 23,2% della popolazione. Questa legge rimase in vigore solo per una legislatura e fu sostituita nel 1919, in un contesto profondamente mutato e provato dalla prima guerra mondiale.

Testi di riferimento:

Pier Luigi Ballini, Maurizio Ridolfi (a cura di), Storia delle campagne elettorali in Italia, Milano, Mondadori, 2002.
Giampiero Carocci, Destra e Sinistra nella storia d’Italia, Bari, Laterza, 2002.
Sabbatucci Giovanni, Vidotto Vittorio (a cura di), Storia d’Italia, vol. III, Bari, Laterza, 1997

L’immagine è stata presa dall’archivio storico del quotidiano La Stampa

There's 2 Comments So Far

  • Caterina Alby
    agosto 28th, 2012 at 13:16

    Non c’è niente sulle donne!!!!!!

  • Giulia Lippolis
    agosto 28th, 2012 at 13:31

    Ciao Caterina, è vero, non c’è nulla sulle donne, ma solo perché la prima volta che hanno potuto votare è stato nel 1946, con il referendum istituzionale che chiedeva alla popolazione italiana di scegliere tra la Monarchia e la Repubblica.
    Come puoi vedere, la periodizzazione del mio post si ferma molto prima di quella data.

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